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26 marzo 2014
Della frugalità asburgica: consommé al rosmarino con palatschinken di castagne
Salisburgo, Capodanno 1990. Ordiniamo la cena alla cieca nella prima taverna sbucata da un angolo, i miei due giovani genitori, i loro amici ed io. Fuori i piccioni affondano una sola zampa nella neve. Dentro quel tepore che va subito a cercare il naso, i gesti liberi dal piumino da palombaro e i tovaglioli rigidi sulla tovaglia impeccabile. Ero una bambina sensibile alle lusinghe di una cena memorabile. Mi toccò un consommé in tazza piccola, con due o tre coriandoli di odori galleggianti e quella che sembrava una succulenta polpetta di carne. Si rivelò essere un bignè. Vuoto.
17 gennaio 2014
Astenersi lepri se non marzoline. La colazione della domenica a casa Smart.
Visualizzate una domenica mattina di fine dicembre. Il cielo bianco di freddo con una promessa di blu. Il ricordo delle coperte sulla pelle. Il profumo del primo caffè che si spande. Ora aggiungeteci qualche dettaglio bizzarro perché sennò questa non sarebbe casa Smart ma un Mulino Bianco qualsiasi.
Tipo il tavolo interamente ricoperto di scatole, padelle, assi di compensato, cacciaviti in ogni bicchiere. Abbandonato in un angolo, un trapano avvitatore. Dr.Smart ed io che avvitiamo a mano gli ultimi montanti della cucina in ginocchio sul pavimento. I nostri vestiti intrisi di trucioli. Il montatore che parla romanesco con l'accento rumeno e solleva il frigo come se fosse un libro. L'amica sciccosa che commenta in inglese con un fortissimo accento francese, seduta al tavolo con la sua tazza di tè. Mentre tra una pila di libri e una planetaria spalma sul pane il burro demi-salé e le marmellate fatte in casa.
Tipo il tavolo interamente ricoperto di scatole, padelle, assi di compensato, cacciaviti in ogni bicchiere. Abbandonato in un angolo, un trapano avvitatore. Dr.Smart ed io che avvitiamo a mano gli ultimi montanti della cucina in ginocchio sul pavimento. I nostri vestiti intrisi di trucioli. Il montatore che parla romanesco con l'accento rumeno e solleva il frigo come se fosse un libro. L'amica sciccosa che commenta in inglese con un fortissimo accento francese, seduta al tavolo con la sua tazza di tè. Mentre tra una pila di libri e una planetaria spalma sul pane il burro demi-salé e le marmellate fatte in casa.
14 gennaio 2014
Less is more: vellutata di zucca al rosmarino con pioppini fritti alla birra
Funziona così. Quando in Austria non hai nulla in casa tranne un po' di buon brodo, esci in giardino, raccogli quella poca erba cipollina che spunta dalla neve, prepari al volo due o tre palatschinke che di più sarebbe un'offesa alla frugalità nazionale, le fai a striscioline, le copri di brodo e la cena è pronta.
7 marzo 2013
Pulizie di primavera: tre posti dove non far mancare una fetta di sapone di Marsiglia (che ho imparato in giro per l’Europa)
| la cucina colorata di Birgit e le sue torte memorabili |
Austria di molti anni fa, la mia prima volta alla pari. (Ce ne sono state una seconda e una terza). Mi aspettavo un donnone teutonico di un metro per due. Invece è una signora grassottella che guida una monovolume alla vaniglia. La voce di contralto che mi telefona da mesi abita un corpo grande quanto il mio, cammina veloce “come a Milano” e sorride.
Mi fa vedere la cucina, il sacco dei croccantini del cane alto quanto la mia valigia, numerose scatole di grilli messi a morire in frigo che serviranno da pasto a una tartaruga troppo vecchia per cacciarli da sola. Mostra orgogliosa la microfibra che pulisce la cucina senza un filo di sapone -peccato per la fantasia color vomito- i detergenti ecologici e “naturalmente il Marsiglia”.
Mi fa vedere la cucina, il sacco dei croccantini del cane alto quanto la mia valigia, numerose scatole di grilli messi a morire in frigo che serviranno da pasto a una tartaruga troppo vecchia per cacciarli da sola. Mostra orgogliosa la microfibra che pulisce la cucina senza un filo di sapone -peccato per la fantasia color vomito- i detergenti ecologici e “naturalmente il Marsiglia”.
23 luglio 2009
bavarese alla rosa
Di fare qualcosa con le roselline secche ne ho voglia dall'inverno, ovvero da quando sono tornata da Vienna carica di fiori e di spezie comprati in quel paradiso palpitante di sete, granaglie, frutti e curiosità che è il Naschmarkt.
Questo blog non era ancora nei pensieri all'epoca, ma in un empito di nostalgia predittiva ho salutato la città con una sessione di shopping gastronomico compulsivo in cui mi sono accaparrata tutte quelle che per nove mesi mi erano sembrate le rarità più imperdibili. Dovrei aggiungere "non del tutto consapevole di cosa stavo comprando" ma a mia parziale discolpa posso dire che il tedesco sbrigativo dei mercanti turchi non ha agevolato la mia comprensione.
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