"Davvero? Allora devi provare quelli dell'Artusi.
Per due cose è buono l'Artusi: pe' i' migliaccio e pe' cenci, e i cenci vengano da sbattissi in terra" (trad. da sbattersi in terra dal piacere)
Per chi avesse difficoltà a localizzare l'azione, preciso che questo scambio di battute avveniva in un salotto fiorentino, non più di una settimana fa.
Una settimana in cui il pungolo di verificare se davvero questa ricetta dell'Artusi fosse tanto valida mi ha stuzzicato quotidianamente.
Insieme a una vaga speranza di poter catturare un sapore che credevo perduto: La levità dei cenci della nonna che mangiavo da bambina.
La croccantezza di quell'aria avvolta di pasta dorata, la futile importanza di quella nebbia zuccherina, la luce operosa di quel tavolo di festa.



